Muscoli di cartone. Marino (SIULP): “Ai valichi l'Italia ostenta forza, ma lascia i Poliziotti nella precarietà"
- Siulp Trieste
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“Sono trascorsi ormai quasi tre anni dalla sospensione del Trattato di Schengen ai confini con la Slovenia, una scelta presentata come dimostrazione di forza, di sovranità, di controllo del territorio. Un tempo sufficiente perché uno Stato moderno progetti e realizzi infrastrutture permanenti, sicure e funzionali. Nello stesso arco temporale, nel mondo si costruiscono aeroporti, ospedali, ponti e autostrade. In Italia, invece, ai valichi di confine con la Slovenia ricadenti nella provincia triestina, siamo riusciti soltanto a sostituire camper e furgoni con container e bagni chimici. È questa l’immagine che vogliamo dare della Nazione? La sospensione di Schengen è stata contestata fin dall’inizio dal SIULP, che ne ha evidenziato il carattere prevalentemente simbolico e propagandistico. Oggi, però, il tema non è più discutere della scelta politica in sé. Se lo Stato decide che quei controlli devono diventare strutturali, ha il dovere di renderli tali anche sotto il profilo logistico. Non esiste nulla di patriottico nel pretendere sacrifici da donne e uomini in uniforme senza garantire loro condizioni di lavoro dignitose. Colpisce il silenzio di una politica che, a livello nazionale, regionale e locale, continua a proclamarsi vicina alle Forze dell’Ordine, salvo poi lasciare proprio quei poliziotti che rappresentano il primo volto dello Stato ai confini orientali a lavorare in condizioni che nessun rappresentante istituzionale accetterebbe per il proprio ufficio. Perché la forza di uno Stato non si misura dai ruggiti di sovranità che riesce a mostrare davanti alle telecamere, ma dal rispetto che dimostra verso chi quella sovranità è chiamato a preservarla. Ed è qui che la narrazione della “frontiera forte” si infrange contro la realtà. In questi giorni un’eccezionale ondata di calore sta rendendo ancora più drammatiche condizioni già da tempo indegne di un Paese del G7. A Fernetti gli operatori dispongono di bagni installati all’interno di container privi di climatizzazione, trasformati durante le ore più calde in vere e proprie serre. I servizi igienici presentano gravi problemi di funzionamento: scarichi inefficienti, ambienti saturi di esalazioni maleodoranti e condizioni igieniche incompatibili con il rispetto dovuto a qualsiasi lavoratore. A Rabuiese la situazione è ancora più emblematica. I poliziotti sono costretti a utilizzare semplici bagni chimici esposti per l’intera giornata al sole, che li trasforma in camere roventi. L’acqua destinata all’igiene personale esce bollente. Gli scarichi son spesso inefficienti. Gli odori diventano insopportabili. Gli insetti proliferano, crediamo che anche i microbi facciano lo stesso. I servizi sono stati installati accanto ai cassonetti dei rifiuti, condizione che rende l’utilizzo degli stessi un’esperienza che mortifica la dignità della persona prima ancora che del poliziotto”. Commenta così, in una nota stampa, Francesco Marino, Segretario Generale del SIULP di Trieste, il più grande Sindacato del Comparto Difesa e Sicurezza. “Chi trascorre ore sotto il sole d’estate e sotto la pioggia o il gelo d’inverno per garantire la sicurezza del Paese ha diritto, almeno, a un luogo di lavoro salubre e a servizi igienici degni di uno Stato civile. Dopo tre anni non siamo più di fronte a un’emergenza ma a una scelta che ha il sapore di un fallimento. Si abbia il coraggio di ammetterlo. Nel frattempo, molti dei Paesi confinanti hanno recepito l’indirizzo dell’Unione europea, orientato rafforzare il controllo delle frontiere esterne e a superare progressivamente le restrizioni ai confini interni dello spazio Schengen, privilegiando sistemi di controllo dinamici e maggiormente sostenibili. L’Italia, invece, sembra aver scelto di prolungare ancora questa prova di forza. Tanto i poliziotti restano lì. Con il pagamento degli straordinari ancora bloccato, esposti agli agenti atmosferici, costretti a lavorare in strutture precarie e a convivere quotidianamente con condizioni igieniche che favoriscono la proliferazione di insetti e potenziali agenti patogeni. Nella speranza che, prima o poi, qualcuno abbia il coraggio di valutare con onestà il rapporto tra costi e benefici di un dispositivo che assorbe ingenti risorse economiche e umane, senza che i risultati appaiano proporzionati all’investimento sostenuto. Mentre Austria, Slovenia e Croazia hanno realizzato strutture stabili, sicure e immediatamente attivabili quando necessario, l’Italia continua ad affidare un servizio ormai permanente a container e moduli mobili che trasmettono all’esterno un’immagine di improvvisazione e precarietà. Chi attraversa oggi quei confini non entra in un Paese che comunica solidità e organizzazione. Entra in un avamposto emergenziale dove la provvisorietà è diventata sistema. Il SIULP non intende attribuire eccessive responsabilità a chi, sul territorio, opera con risorse limitate e margini decisionali estremamente ridotti. I dirigenti locali possono e devono certamente continuare a rappresentare, certamente con maggiore determinazione ed efficacia, ai competenti livelli dipartimentali la gravità della situazione e l’assoluta sproporzione tra i costi sostenuti e la qualità delle condizioni lavorative offerte agli operatori. Ma la responsabilità politica non può più essere elusa. Chi rivendica il proprio sostegno alle Forze dell’Ordine non può limitarsi alle dichiarazioni di circostanza. La vicinanza ai poliziotti si misura con i fatti, con gli investimenti, con le infrastrutture, con il rispetto della loro salute e dignità. Perché uno Stato davvero forte non è quello che ostenta i muscoli, ma quello che è capace di concretizzare strutture all’altezza delle proprie ambizioni. Oggi, purtroppo, ai valichi del confine orientale i muscoli restano soltanto nella propaganda. La precarietà, invece, è l’unica realtà quotidiana vissuta dai poliziotti – commenta Marino.
Trieste, 03 luglio 2026




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