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Marino (SIULP): “La Polizia di Stato non si limita a fare il massimo con le risorse ridicole di cui dispone, ma va sistematicamente ben oltre.”

Strumentalizzare le tragedie e sfruttarle in modo opportunistico a sostegno di della propria posizione o ideologia è ormai uno sport bipartisan nel nostro Paese; ciò che non è accettabile è che a pagarne il prezzo sia, ancora una volta, la reputazione dei poliziotti. Il Siulp denuncia da tempo quanto sia rischioso affidare integralmente alla Polizia di Stato la gestione della questione migratoria: un’amministrazione che dovrebbe avere un ruolo tecnico e marginale in un fenomeno che richiede invece un approccio multidisciplinare, capace di coinvolgere Protezione civile, amministrazioni locali, reti civiche e strutture sanitarie. Che su Trieste fosse in arrivo una straordinaria ondata di freddo era noto da giorni. È stato attivato dagli enti competenti un piano straordinario per garantire ricovero ai senza tetto? A noi non risulta. Così come non risulta che i migranti, una volta espletati i passaggi burocratici di competenza della questura, abbiano accesso immediato alla rete di accoglienza, spesso satura e vincolata a ulteriori procedure che esulano dalle competenze della Polizia e che, proprio per questo, non sono di semplice o rapido accesso. Non risulta nemmeno che chi oggi punta il dito contro il lavoro encomiabile della Polizia di Stato sia mai stato al fianco dei sindacati nel rivendicare investimenti, risorse e personale per la sicurezza, necessari almeno a compensare in parte quanto è stato sottratto negli anni alla Polizia da governi di ogni colore politico. Non risulta, infine, che qualcuno abbia espresso valutazioni critiche sul mancato trasferimento – bloccato per volontà politica – del settore richiedenti asilo dell’Ufficio immigrazione nella nuova sede di via Mascagni, soluzione che sarebbe stata più funzionale e avrebbe garantito maggiore dignità sia agli utenti sia ai poliziotti, con probabili ricadute positive anche sui tempi di gestione delle pratiche. Se la pretesa implicita è che la Polizia di Stato debba occuparsi quasi esclusivamente della questione migratoria, convogliando lì tutte le proprie energie e trascurando gli altri ambiti fondamentali di competenza, lo si dica apertamente, assumendosene la piena responsabilità davanti a una comunità che chiede sicurezza concreta a 360 gradi, e non soltanto controlli ai confini, centri di accoglienza e uffici immigrazione in servizio continuativo. Quanto accade in Porto Vecchio è lo specchio di un fallimento amministrativo, civico e sociale. Di certo, non una responsabilità della Polizia di Stato.

 
 
 

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